Guida
POS e PSC: che differenza c'è (e chi deve fare cosa)
Aggiornata al settembre 2026 · a cura di Ing. Alessandro Torrente
Sono due documenti diversi, li scrivono due persone diverse e servono a due cose diverse. Il PSC è il piano dell'intero cantiere e lo redige il coordinatore per conto del committente; il POS è il piano della singola impresa esecutrice e lo adotta il suo datore di lavoro.

1. In una riga
Il PSC riguarda il cantiere. Il POS riguarda la tua impresa dentro quel cantiere. Il primo lo ricevi, il secondo lo produci tu.
2. Il PSC: il piano dell’intero cantiere
Il Piano di Sicurezza e Coordinamento è previsto dall’art. 100 del D.Lgs. 81/2008 e i suoi contenuti minimi stanno nell’Allegato XV, punto 2. Lo redige il coordinatore per la progettazione (CSP), nominato dal committente, e guarda il cantiere dall’alto: l’area, il contesto, le fasi di lavoro, le interferenze fra le imprese che si alterneranno, i tempi, i costi della sicurezza.
È obbligatorio quando nel cantiere è prevista la presenza di più di un’impresa esecutrice, anche non contemporanea (art. 90 comma 3). Non lo paga l’impresa e non lo scrive l’impresa: il PSC ti viene consegnato, e ti spetta prima di iniziare i lavori.
3. Il POS: il piano della tua impresa
Il Piano Operativo di Sicurezza è definito dall’art. 89 comma 1 lettera h) e i suoi contenuti minimi dall’Allegato XV, punto 3.2. Lo adotta il datore di lavoro dell’impresa esecutrice (art. 96 comma 1 lettera g) e descrive una cosa sola, ma in modo circostanziato: che cosa farà quella impresa in quel cantiere — le lavorazioni, i rischi che ne derivano, le misure adottate, le macchine, i lavoratori, i dispositivi di protezione.
Serve anche quando il PSC non c’è: se in cantiere opera una sola impresa il PSC non è dovuto, ma il POS sì. È l’equivoco più costoso che incontriamo: «non c’è il coordinatore, quindi non serve niente» è falso.
4. Le differenze, una accanto all’altra
| PSC | POS | |
|---|---|---|
| Di chi è | Del committente, tramite il coordinatore | Dell’impresa esecutrice |
| Chi lo firma | Il coordinatore (CSP/CSE) | Il datore di lavoro dell’impresa |
| Che cosa copre | Tutto il cantiere e le interferenze fra imprese | Le lavorazioni della singola impresa |
| Quando è obbligatorio | Più di un’impresa, anche non contemporanea (art. 90 c.3) | Sempre, per ogni impresa esecutrice con lavoratori |
| Norma | Art. 100 · Allegato XV punto 2 | Art. 89 c.1 lett. h) · Allegato XV punto 3.2 |
| A chi si consegna | Alle imprese, prima dell’inizio dei lavori | All’affidataria, che lo trasmette al CSE (art. 101) |
5. Se il PSC non c’è
È la situazione che genera più errori, e va separata in due casi che non c’entrano nulla l’uno con l’altro.
Il PSC non è dovuto. Succede quando in cantiere è prevista una sola impresa esecutrice: l’art. 90 comma 3 lega la designazione del coordinatore alla presenza di più imprese, anche non contemporanea. In questo caso non manca niente — e il POS resta dovuto lo stesso, perché l’art. 96 comma 1 dice espressamente che l’obbligo vale «anche nel caso in cui nel cantiere operi una unica impresa, anche familiare o con meno di dieci addetti». Anzi: senza PSC il POS diventa l’unico documento che descrive come si lavora in quel cantiere.
Il PSC era dovuto e non c’è. Qui la conseguenza è pesante e non è una multa. L’art. 90 comma 10 stabilisce che in assenza del piano di sicurezza e di coordinamento, del fascicolo, della notifica preliminare o del documento unico di regolarità contributiva, quando previsti, è sospesa l’efficacia del titolo abilitativo, e l’organo di vigilanza comunica l’inadempienza all’amministrazione concedente. Il cantiere si ferma.
6. Perché il POS deve essere coerente con il PSC
Il collegamento fra i due documenti è scritto nell’Allegato XV, e si legge da due lati. Dal lato del PSC, il punto 2.1.3 dice che il coordinatore per la progettazione indica nel PSC, ove la particolarità delle lavorazioni lo richieda, il tipo di «procedure complementari e di dettaglio al PSC stesso e connesse alle scelte autonome dell’impresa esecutrice, da esplicitare nel POS». Dal lato del POS, il punto 3.2.1 lettera h) elenca fra i contenuti minimi proprio «le procedure complementari e di dettaglio, richieste dal PSC quando previsto».
In pratica il coordinatore per l’esecuzione mette i due documenti uno accanto all’altro e verifica che dicano la stessa cosa. Se il PSC prevede che lo scavo si faccia con l’armatura delle pareti e il tuo POS non ne parla, quel POS torna indietro.
È la ragione per cui, quando prepariamo un POS, la prima cosa che leggiamo è il PSC del tuo cantiere: le lavorazioni da cui partire sono quelle, non un elenco generico.
7. Chi consegna cosa, e in che ordine
La catena è tutta nell’art. 101, e conviene conoscerla perché quasi nessuno la rispetta nell’ordine giusto:
- il committente o il responsabile dei lavori trasmette il PSC a tutte le imprese invitate a presentare offerte (comma 1). Nell’appalto pubblico vale come trasmissione la messa a disposizione a tutti i concorrenti alla gara;
- prima dell’inizio dei lavori l’impresa affidataria trasmette il PSC alle imprese esecutrici e ai lavoratori autonomi (comma 2);
- prima dell’inizio dei rispettivi lavori ogni impresa esecutrice trasmette il proprio POS all’impresa affidataria (comma 3);
- l’affidataria ne verifica la congruenza rispetto al proprio e lo trasmette al coordinatore per l’esecuzione;
- i lavori iniziano dopo l’esito positivo di queste verifiche, che sono effettuate «tempestivamente e comunque non oltre 15 giorni dall’avvenuta ricezione».
Quei quindici giorni sono il numero che nessuno tiene in conto. Non partono da quando ti accorgi che ti serve il POS: partono da quando il documento è già in mano al coordinatore. Un POS scritto in tre settimane può quindi costare oltre un mese di attesa prima che si possa entrare in cantiere.
8. E il computo, che c’entra?
C’entra più di quanto sembri. Il PSC descrive quello che il progetto prevedeva; il computo metrico o il preventivo descrive quello che verrà pagato, cioè quello che l’impresa farà davvero. Le due liste quasi mai coincidono: su un cantiere reale il PSC portava 34 lavorazioni e il computo ne conteneva altre ventotto che il PSC non prevedeva, fra cui lavori in quota e posa di guaine a fiamma. Un POS costruito sul solo PSC avrebbe ignorato i rischi più gravi di quel cantiere.
9. Le domande che ci fanno più spesso
Il PSC me lo devo procurare io?
No: ti viene trasmesso. L'art. 101 comma 1 mette la trasmissione del PSC in capo al committente o al responsabile dei lavori verso tutte le imprese invitate a presentare offerte; il comma 2 prevede che prima dell'inizio dei lavori l'impresa affidataria lo trasmetta alle imprese esecutrici e ai lavoratori autonomi. Se non ce l'hai, chiedilo: senza non puoi scrivere un POS coerente.
Serve il POS anche se non c'è il PSC?
Sì. Sono due obblighi indipendenti. Il PSC è dovuto quando in cantiere è prevista la presenza di più imprese esecutrici, anche non contemporanea; il POS è dovuto da ogni impresa esecutrice con lavoratori, e l'art. 96 comma 1 lo dice espressamente «anche nel caso in cui nel cantiere operi una unica impresa». «Non c'è il coordinatore, quindi non serve niente» è l'equivoco più costoso che incontriamo.
Sotto i 100.000 euro serve il PSC?
Attenzione, perché la soglia riguarda la nomina del coordinatore per la progettazione e non il documento. L'art. 90 comma 11 esclude l'applicazione del comma 3 per i lavori privati «non soggetti a permesso di costruire in base alla normativa vigente e comunque di importo inferiore ad euro 100.000»: servono entrambe le condizioni, non una sola. E anche in quel caso le funzioni del coordinatore per la progettazione sono svolte dal coordinatore per l'esecuzione, che quindi il PSC lo redige comunque.
Quanto tempo ha il coordinatore per verificare il mio POS?
L'art. 101 comma 3 fissa il termine: le verifiche sono effettuate «tempestivamente e comunque non oltre 15 giorni dall'avvenuta ricezione», e i lavori iniziano dopo l'esito positivo. Sono quindici giorni nel caso peggiore, che si sommano al tempo che tu impieghi a produrre il documento: è il motivo per cui un POS consegnato tardi ferma il cantiere molto più a lungo del ritardo con cui è stato scritto.
Posso usare il POS dell'anno scorso cambiando l'indirizzo?
No. Il POS riguarda quel cantiere e quelle lavorazioni. Un documento generico, senza riferimento a ciò che si esegue davvero, è stato ritenuto non idoneo dalla giurisprudenza di legittimità (fra le altre, Cass. pen. sez. III n. 28136/2012). Vale anche dentro lo stesso cantiere: se cambiano le lavorazioni, il POS si aggiorna.
Che cosa succede se il PSC manca quando invece era dovuto?
L'art. 90 comma 10 prevede che in assenza del piano di sicurezza e di coordinamento, del fascicolo, della notifica preliminare o del documento unico di regolarità contributiva, quando previsti, sia sospesa l'efficacia del titolo abilitativo. Non è una multa: è il cantiere che non può andare avanti.
Il POS lo può scrivere il coordinatore?
Il POS è adottato e firmato dal datore di lavoro dell'impresa esecutrice, che ne resta responsabile: la redazione materiale può essere affidata a un tecnico, la titolarità no. Un coordinatore che scrivesse il POS di un'impresa sul cantiere che coordina finirebbe poi a verificare il proprio documento.
10. Da leggere anche
- Cosa deve contenere un POS — l’Allegato XV punto 3.2 voce per voce.
- Chi deve fare il POS e quando serve — i soggetti, i tempi, chi ne risponde.
- POS per ditta individuale e artigiani — quando non serve affatto, e quando invece serve anche con un solo operaio.
- Come funziona la redazione del POS online — che cosa cambia fra un modello da compilare e un documento scritto sulle lavorazioni del cantiere.
- Tutte le guide sul POS — l’indice completo, in ordine.
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Questa pagina ha finalità informative e non sostituisce la valutazione del caso concreto. Il POS è adottato e firmato dal datore di lavoro dell’impresa esecutrice, che ne resta responsabile.
